L’analisi di un voto è sempre piuttosto ardua nonostante il senno del poi lasci spazi a ragionamenti ad ampio raggio confortati dal non poter essere confutati.
Eppure la tornata referendaria qualche indicazione precisa l’ha fornita.
In primo luogo il dato dei votanti che, dopo tanto, ha ritrovato percentuali quanto meno sufficienti e per i referendum assolutamente rilevanti.
Vi è poi il voto dei giovanissimi che dai riscontri degli esperti pare essersi rivolto verso il no.
Infine, ma elemento determinante, quello della facilità con cui si riesce ad alzare un muro di fumo dichiarando la propria posizione “a difesa della Carta Costituzionale”, condizione che molto spesso ha fatto naufragare iniziative niente affatto negative. Che poi la Costituzione andrebbe anche adeguata ai tempi più di quanto sino a oggi fatto (perché è stato fatto!) questo è palese. Gli stessi Padri Costituenti, da attenti politici, avevano lasciato spazi aperti per quanto fosse stato superato il rischio derivante dal post bellico.
Ma a parte questi punti vi è un altro aspetto che dovrebbe essere adeguatamente sottolineato: la poca destrezza con cui è stata portata avanti la campagna da parte del fronte del Si.
È apparso evidente già nelle ore precedenti il voto che le tesi del No avevano fatto più presa, vuoi per quel fumo a cui abbiamo prima accennato ma anche per la scarsa capacità dell’altra parte di rendere chiare le proprie ragioni in modo schietto e chiaro.
Se da un lato si gridava un altolà, quasi in modo disperato, in nome della difesa della Costituzione con tutto ciò che ne discende, dall’altro capo pochi evitavano la trappola della provocazione e invece di spiegare nel modo più semplice possibile quanto previsto dalla riforma si incamminavano, nei fatti, negli angusti spazi di un ragionamento poi facilmente (e strumentalmente) interpretabile come una sorta di rivalsa contro i togati per giunta da parte di politici!
Eppure bastava leggere gli articoli che compongono il testo della riforma per dissolvere i dubbi di gran parte delle persone. Occorreva quindi una fase semplicemente propositiva, che – tranne in alcuni casi dettati più dalla capacità del singolo politico di proporre le proprie ragioni che da una specifica linea di condotta – è mancata. Perché?
Per tre distinti motivi.
- Una campagna referendaria portata avanti in modo scoordinato, forse immaginando una vittoria scontata.
- Un peso sull’opinione pubblica che nessun governo avrà mai sui quesiti referendari.
- L’incapacità di dividere uno specifico tema dalla gestione politica quotidiana.
Errori su cui il CDX dovrà riflettere evitando di cadere nel vortice di una campagna elettorale (a un anno dalle elezioni) che servirebbe solo a stancare la gente.
Necessita dimostrare con i fatti, con calma, con parole giuste prive di frenesia il lavoro che si sta portando avanti e quello che dovrà esser fatto, senza lasciarsi andare alle provocazioni e correggendo quanto c’è di sbagliato. Occorre parlare alla gente a viso aperto, senza timori e con meno politichese. I risultati arriveranno...
