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Notiziario di attualità e approfondimenti sul mondo dell'istruzione

 Direttore Responsabile: Edoardo Barra

Direttore Editoriale: Ornella Cuzzupi

L'Art. 39 della Costituzione italiana sancisce la libertà sindacale

Quante inutili polemiche

22/09/2026 14:46

Edoardo Barra

Politica e Sindacato, Scuola, Attualità, scuola, meloni, valditara, ministro-valditara, integrazione, accoglienza,

Quante inutili polemiche

L'integrazione si attua con il rispetto delle regole comuni, la conoscenza della lingua e una didattica adeguata. Valditara chiarisce e svuota le polemiche.

Quello che sta avvenendo relativamente alla questione del numero massimo di alunni stranieri nelle classi italiane ha dell’inverosimile. Dall’opposizione si stanno levando voci scandalizzate per quanto affermato dalla Presidente del Consiglio, insieme a interpretazioni personalizzate e spesso strumentali di una questione che, invece, dovrebbe essere affrontata con particolare attenzione, senza trasformarla in terreno di scontro politico per una campagna elettorale ormai già iniziata.

 

A delineare meglio il perimetro della questione è stato il Ministro Valditara, titolare del Dicastero direttamente interessato e protagonista, in questi anni, di diversi interventi nel settore dell’istruzione, compreso il percorso relativo ai rinnovi contrattuali. Ed è proprio Valditara che, chiarendo gli aspetti della misura, ha contribuito a ridimensionare le interpretazioni più allarmistiche.

 

In primo luogo, la misura in questione non si baserà semplicemente sulla carta d’identità o sul passaporto, ma avrà come criterio essenziale la conoscenza della lingua italiana. Un criterio che appare coerente con l’obiettivo di favorire, per gli studenti interessati, l’apprendimento della lingua nazionale, che rappresenta uno dei principali strumenti di integrazione e partecipazione alla vita scolastica e sociale.

 

Inoltre, secondo le precisazioni fornite dal Ministro, non saranno considerati ai fini del limite quegli studenti che già hanno un significativo percorso di scolarizzazione in Italia e che, proprio per questo, hanno maturato una sufficiente conoscenza della lingua italiana.

 

Siamo quindi di fronte a due precise coordinate. Da un lato la volontà manifesta di mantenere aperte a tutti le aule scolastiche e di garantire anche a chi non conosce ancora l’italiano le condizioni necessarie per apprenderlo, dall’altro l’esigenza di non sminuire il potenziale dell’offerta didattica complessiva di una classe, evitando concentrazioni che possano rendere più complesso il lavoro degli insegnanti e il percorso di apprendimento degli studenti.

 

Tra l’altro, alla luce delle condizioni chiarite dal Ministro, la platea degli studenti effettivamente interessati sarebbe più contenuta rispetto a quanto alcune letture del provvedimento hanno lasciato intendere. Lo stesso titolare del Dicastero dell’Istruzione e del Merito ha inoltre specificato come per le casistiche specifiche siano già previsti interventi e docenti specializzati, questo per meglio sostenere i percorsi di apprendimento della lingua italiana.

 

Diverso è invece il discorso relativo alla riconoscibilità della persona all’interno dell’ambiente scolastico. A scuola si deve poter essere riconosciuti e questa è una condizione che deve essere affrontata con chiarezza, soprattutto quando sono in gioco principi fondamentali come l’uguaglianza e la parità tra uomini e donne. La scuola deve infatti essere un luogo nel quale le regole comuni siano rispettate da tutti, senza che le differenze culturali possano tradursi in una compressione (per non dire avvilimento) dei diritti e delle libertà riconosciuti dal nostro ordinamento.

 

Dunque, ben vengano i richiami verso una scuola inclusiva e aperta. Ma siano altrettanto benvenuti i riconoscimenti di quanto si sta facendo proprio per rendere concreta questa inclusione, affrontando problemi che per troppo tempo sono rimasti irrisolti e che invece richiedono risposte.

 

L’integrazione non si costruisce attraverso contrapposizioni ideologiche e nemmeno attraverso la semplice proclamazione di principi astratti. Si costruisce con la considerazione delle regole comuni, la conoscenza della lingua, con una distribuzione equilibrata degli studenti, con strumenti didattici adeguati. Perché una scuola realmente inclusiva non è quella che si limita ad ospitare, ma quella che mette tutti nelle condizioni di partecipare, apprendere e crescere insieme, nel rispetto reciproco e delle regole del Paese nel quale vivono e studiano.

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